I FALSI MITI DELLO STUDIO

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QUANDO I PROBLEMI DI STUDIO SONO SOLO DELLE LEGGENDE METROPOLITANE

 

Ci sono una serie di falsi miti sullo studio che portano a pensare che questo sia un privilegio per pochi, che per studiare bisogna essere portati, che studiare è facile quando sei intelligente, etc. Tutte queste credenze popolari che a me piace chiamare ‘leggende metropolitanÈ creano una falsa realtà che rendono lo studente vittima delle circostanze, un sottomesso agli eventi e alle sfortune della vita. Ma è davvero così? Davvero ci sono quelli che nascono fortunati, con un pacchetto inesauribile di voglia di studiare che affrontano con facilità tutto quello che fanno raggiungendo facilmente i loro risultati? Le cose non stanno proprio così e se è vero che qualcuno è facilitato perché possiede una buona memoria e ricorda alla perfezione ciò che gli viene raccontato o spiegato in classe, ci sono altre persone che hanno bisogno di prendere appunti, studiare con metodo e programmare il proprio percorso di studio.

Ma vediamo ora qualsi sono i falsi miti sullo studio.

  1. Le persone intelligenti sono brave a scuola e ottengono ottimi voti – Io sono cresciuta con questo mito e come me immagino tantissime altre persone. Sfortunatamente le nuove generazioni continuano a perseverare in questa falsa credenza e chi non è bravo a scuola di solito viene considerato uno stupido. Se da un lato è vero che buone capacità intellettive possono aiutare nello studio non è vero che se non riesci nello studio sei un idiota. Per acquisire un nuovo concetto, prendere un’informazione e custodirla nella memoria a lungo termine in modo che possa essere rievocata nel momento opportuno non è questione di intelligenza bensì di STRATEGIE. Sono le strategie che ci aiutano ad acquisire i concetti e renderli fruibili quando ne abbiamo bisogno.
  2. Non sono portato per lo studio – Come docente (ma ancor prima come studente) questa frase l’ho sentita ripetere così tante volte che quasi quasi mi ero punte convinta. Ci sono persone portate per lo studio (quelle brave, intelligenti e motivate) che riescono facilmente e senza fatica a prendere ottimi voti e quelli che non riuscirebbero a prendere una sufficienza neanche se ipnotizzati. In realtà non esistono persone portate per lo studio bensì esistono persone che hanno trovato la loro motivazione, che hanno imparato ad affrontare le frustrazioni, che hanno acquisito le giuste strategie e che hanno preso la ferrea decisione di percorrere una strada che può portare al proprio successo personale. Ci sono ragazzi che lamentano di non essere portati per lo studio e poi sono perfettamente in grado di chiudersi nella loro stanza con un videogioco nuovo e studiarselo a fondo anche fino a notte tarda diventando un leader in quel campo. Anche questo è studiare e acquisire nuove informazioni.
  3. Non ho la motivazione giusta – Molti credono che la motivazione sia un frutto succulento e dolcissimo che si raccoglie sugli alberi o lo acquisti al mercato ma, mi dispiace dirvelo, non è affatto così. La motivazione è quel motivo che vi porta a compiere un’azione a prescindere dalla faticosità della sua realizzazione o dall’impegno necessario per poterla attuare. Ancora peggio qualcuno decide che la motivazione è qualcosa che arriva come dono dall’esterno per cui deve essere il docente che deve motivare lo studente a compiere azioni complesse e impegnative come quella dello studio. Molte volte sento dire: “Quel prof non è in grado di motivare”, e ancora oggi mi chiedo che cosa ciò voglia dire. Più che motivare un docente può farti appassionare a un argomento ma non può motivarti. La motivazione è una ragione personale che non ci deve venire dall’esterno bensì deve sorgere dentro di noi. I genitori per primi dovrebbero insegnare ai propri figli che solo i soli responsabili delle cose che succedono e che sono autori della propria vita e non vittime. Non riuscire in qualcosa non è perché il prof non è bravo a spiegare (è vero che ci sono dei docenti del tutto incapaci ma questi sono un numero così esiguo che non può essere preso come fattore giustificatore dell’insuccesso degli studenti) ma perché di solito non ci si applica, non si segue la lezione in classe, non si leggono i libri di testo (che oggi vengono realizzati a prova di somarità genetica!)
  4. Non sono capace – Questa frase, nella mia vita, me la sono ripetuta così tante volte che è diventata un mantra: più me la ripetevo e più mi rendevo conto che era vera. Più mi rendevo conto che era vera e più la giustificazione alla mia incapacità di riuscire in qualcosa diventava inoppugnabile. Non ero capace per cui non vi era alcuna possibilità che io potessi uscire da quell’empasse di cui, in realtà, io ero la sola artefice e non la vittima (come invece mi ero convinta). Non essere capace vuol solo dire non volersi impegnare nella risoluzione del problema. Di solito questa frase nasce nel momento in cui ci si trova davanti a un problema irrisolvibile che sorge dalle ceneri di un impegno pregresso inesistente: non abbiamo studiato tutti quegli argomenti che sono fondamentali per risolvere quel problema e allora ci mancano gli strumenti, non è vero che non siamo capaci. Oppure è un mantra che ci ripetiamo che giustifica magicamente il nostro non impegno e sposta la nostra responsabilità su qualcosa di fisso che non può essere modificato: non possiedo (magari per nascita) l’abilità per svolgere questo compito per cui non sono in grado di farlo. Il 99% delle volte questa è solo una magra scusa per giustificare la nostra mancata voglia di impegno. Altre volte questa è una convinzione limitante che ci porta a credere fermamente di possedere un limite quando questo è oggettivamente inesistente ma frutto di paure, condizionamenti, eventi del passato, convinzioni che ci sono state inculcate dai nostri genitori, dai nostri vecchi insegnanti o da altre persone significative della nostra vita. Per affrontare questo aspetto è necessario un percorso individuale di presa coscienza della propria realtà oggettiva e di attivazione di strategie di copying per inoltrarsi sulla strada del successo.
  5. Non sono portato per lo studio – Chi ha questa convinzione crede che studiare sia una passeggiata di salute durante una calda giornata primaverile con gli uccellini che cantano e le farfalle che volano di fiore in fiore. Se è vero che alcuni argomenti sono più facili da studiare e richiedono meno tempo, è anche vero che altri argomenti richiedono un impegno maggiore e non sempre è una passeggiata su petali di rosa. Non esiste gente portata per lo studio bensì persone che accettano di impegnarsi in quello che fanno a prescindere dalla fatica necessaria per poterla realizzare. Lo studio è un lavoro vero e proprio: richiede energia, capacità, acquisizione di abilità, motivazione ed è caratterizzato prevalentemente da fatica perché il lavoro produce fatica. Mi dispiace dirtelo ma non esistono tecniche che trasformano l’impegno di studio in una passeggiata di salute e se qualcuno te le vuole appioppare sta cercando di convincerti che esiste una bacchetta magica che ti permette di studiare senza fatica ma non è così. Non me ne vogliano gli esperti di tecniche di memoria o di lettura veloce ma queste sono tecniche che sono sì importanti ma che non possono essere applicate in ogni aspetto dello studio. Come posso leggere un libro di 300 pagine in un giorno quando devo assimilare una grande quantità di concetti in ogni pagina e ho bisogno anche di elaborarli? Lo studio è un lavoro organizzato che richiede impegno e lavoro costante. Ciò che ci aiuta in maniera importante sono le tecniche e le strategie per ottenere risultati migliori e per dimostrare a se stessi (prima che al mondo) che siamo capaci ben oltre quello che noi avevamo ingenuamente immaginato.
  6. Non sono intelligente – Quando noi nasciamo arriviamo in questo mondo con un pacchetto di abilità intellettive che solitamente chiamiamo intelligenza: sono quegli strumenti che ci permettono di fare delle cose, di capire, di sviluppare un pensiero, avere delle idee, comprendere il meccanismo delle cose. Questo è verissimo, è una caratteristica genetica e su questo non si può fare nulla. Tutti noi sappiamo che cos’è un quoziente intellettivo (il famoso QI) e sappiamo che ci sono dei test per misurarli. Quante volte ci siamo divertiti a fare quei test gioco pubblicati sui giornali, o trovati online, per misurare il nostro quoziente di intelligenza? Bene o male ci siamo passati un po’ tutti. Quello che però non ci dicono che questo pacchetto di qualità intellettive che ci viene consegnato alla nascita sia una caratteristica indeformabile che non può essere modificata. In realtà non è così. È vero, nasciamo con delle caratteristiche intellettive di carattere genetico ma queste rappresentano solo il 50% delle abilità. L’altro 50% ce lo regala l’ambiente. Questo vuol dire che la nostra intelligenza è come un bambino: va allevata, nutrita, allenata, potenziata. È per questo che oggi esistono tante attività stimolanti per i bambini e gli stessi giochi per l’infanzia hanno subito una profonda trasformazione rispetto a quelli di qualche decennio fa. Anche i costruttori di giocattoli sanno che la mente di un bambino va stimolata in ognuna delle sue dimensioni e che far giocare un bambino con un oggetto ricco di colori, che produce suoni, luci e movimenti stimola la mente del bambino e lo rende più intelligente. L’ambiente (l’educazione, le attività e le esperienze) sono un fattore importantissimo per lo sviluppo dell’intelligenza del bambino ma non solo. Se la mente del bambino è il territorio ideale per poter lavorare con la stimolazione intellettiva e sensoriale, la mente del bambino un po’ più cresciuto o dell’adulto non è un territorio di sassi e rocce. Il nostro cervello possiede una plasticità a volte ai limiti dell’incredibile che ci permette di ottenere sempre di più solo se lo vogliamo. Non dobbiamo essere degli Einstein, non dobbiamo scoprire i segreti dell’universo per sentirci intelligenti. Intelligenza è la capacità di adattarsi a nuove situazioni, dicono gli esperti. Il problema esiste quando non abbiamo gli strumenti per affrontarlo, verissimo. Il più delle volte abbiamo gli strumenti e non sappiamo come usarli. Questo è ciò che accade generalmente quando ci incamminiamo sulla strada dell’apprendimento.
  7. Non ho più l’età per studiare – Falso! Non esiste un’età per studiare. Questo è un falso mito come tutti gli altri, un qualcosa che ci ripetiamo (e alla fine ci crediamo) perché è più facile così. Questa convinzione ci permette di giustificare tutto: le nostre presunte non capacità, la fatica immane per acquisire nuove informazioni, tutte le difficoltà incontrare. In realtà è solo una giustificazione che ci diamo per evitare l’impegno e la fatica che costa il raggiungimento di un obiettivo. Mi capita spesso di incontrare persone (anche colleghi, persone laureate che come me lavorano nel campo dell’apprendimento) che sono convinti che l’attività studiense sia ad unico appannaggio dei giovani: superata una certa età (che per qualcuno può essere 30 anni, per altri 40) lo studio diventa una chimera irraggiugibile, un percorso dedicato solo a coloro che sono giovani, spensierati e senza impegni. Tutto ciò non è affatto vero. Lo studio è apprendimento, cioè acquisizione di nuove informazioni, attività che noi svolgiamo ogni giorno quando impariamo il nome di una nuova marca di biscotti, di un nuovo videogioco, di una attività sportiva innovativa. Lo facciamo ogni volta che guardiamo un film e ne ricordiamo la trama e gli attori che vi recitano, quando impariamo una canzone a memoria e la canticchiamo in auto o sotto la doccia, quando leggiamo i giornali, ci interessiamo a un argomento (le scappatelle amorose di Tizio, le malefatte di Caio) e leggiamo tutto quello che lo riguarda ricordandoci quanti soldi ha rubato, a chi e con quante donne ha tradito la moglie. Lo facciamo ogni volta che ci danno nuove informazioni su un albergo, su una nuova moto, sull’itinerario più bello da seguire per trascorrere una vacanza rilassante o avventurosa (tanto per citare alcuni esempi). Nel momento in cui non siamo più in grado di apprendere qualcosa ecco che già parliamo di serie patologie neurologiche come, ad esempio, l’Alzheimer. Siamo tutti in grado di apprendere. Sempre. Ad ogni età. L’unica differenza tra l’apprendimento spontaneo (quello che attuo ogni giorno per vivere e sopravvivere) e lo studio è che quest’ultimo è un apprendimento organizzato.

 

Studiare può diventare un’esperienza incredibilmente appassionante che ci può permette di raggiungere il successo che desideriamo nella nostra vita. Studiare non è solo acquisire informazioni ma elaborarle, farle proprie, collegarle con altre conoscenze in nostro possesso. Per fare tutto questo è necessario avere una mente allenata e capace di scegliere e implementare le strategie più adatte al compito per poter realizzare il proprio progetto e raggiungere l’obiettivo desiderato. Quello che è più importante comprendere è che i limiti, quando studiamo, sono solo frutto di convinzioni false che abbiamo o si sono involontariamente costruite nel passato e che ora ci dominano. Comprendere questo aspetto ci può aiutare ad affrontare lo studio in maniera differente.

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