Perché scrivere in corsivo?

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L’apprendimento del gesto scrittorio è sicuramente una delle fasi più delicate e complesse. Mentre il bambino apprende a camminare intorno ai 12 e i 18 mesi e a parlare intorno ai 24, è necessario attendere che il bambino abbia compiuto i 5-6 anni perché sviluppi tutti i requisiti cognitivi e motori necessari all’implementazione dell’atto scrittorio. Scrivere richiede quindi un complesso di abilità fondamentali per l’acquisizione della scrittura e richiede anche tanto tempo, dedizione, allenamento e volontà per acquisirla e interiorizzarne il movimento in modo che divenga automatico. Con il passare degli anni le abilità grafomotorie incrementano e la scrittura diviene sempre più spontanea, automatica e personalizzata.

Acquisire il gesto scrittorio è quindi un impegno grande, a volte gravoso per il bambino che deve imparare a gestire i movimenti fini che la scrittura richiede. Sarebbe certo più semplice insegnare i simboli della scrittura e abituare il bambino a riconoscerli sulla tastiera, riproducendoli con una semplice pressione del dito. Eppure sono millenni che l’uomo scrive a mano. Ma quali benefici è in grado di offrire la scrittura manuale?

Scrivere richiede abilità neurocognitive che psico-motorie. Quando ci accingiamo a scrivere una parola abbiamo bisogno di tutte quelle informazioni a livello morfologico e sintattico che ci permettono di dare una forma e un significato alla parola che ci accingiamo scrivere. Per far questo andiamo a pescare tutte le informazioni nel nostro serbatoio dati che è la Memoria a Lungo Termine. Una volta individuata la parola si passa allo step successivo: l’analisi puntuale delle lettere che la formano e della loro esatta successione all’interno della parola stessa. Infine c’è la scelta del modello di scrittura da utilizzare: corsivo, stampato maiuscolo, stampato minuscolo. Tutte queste fasi (che in realtà vengono elaborate in una manciata di microsecondi) avvengono nell’area puramente cognitiva. Per poter scrivere una lettera (e di seguito tutta la parola) ho quindi necessità di passare all’azione e in questo caso sono costretta a chiamare in causa la struttura muscoloscheletrica e il sistema nervoso centrale e periferico che mi permetteranno di implementare il gesto.

Tutte le informazioni di cui ho bisogno per tracciare le lettere passeranno dalla Memoria a Lungo Termine alla Memoria a Breve Termine, detta anche Memoria di Lavoro. Questa funziona proprio come un tavolo da lavoro sul quale vengono sistemati tutte gli strumenti necessari per lo svolgimento di un compito (in questo caso le informazioni necessarie per l’attuazione del gesto e la qualità del gesto stesso). Vi sono vari processi (Processi Centrali e Processi Periferici) che permettono di attuare il gesto ma di cui non parleremo in questa sede. Ciò che adesso è importante evidenziare è che la scrittura richiede il team work di un complesso sistema di aree corticali sia cognitive che motorie le quali, una volta attivate, lavorano in sinergia per l’esecuzione del gesto motorio che sottostà alla produzione della parola scritta.

La produzione scrittoria avviene all’interno di un sistema polisensoriale che include la percezione e l’utilizzo del sistema scrittorio, la propriocezione del braccio, dell’avambraccio e della spalla nel tempo e nello spazio. L’orchestrazione di queste attività cognitive e motorie richiede un impiego di aree cerebrali e di abilità che il semplice digitare la tastiera non richiede. Il corsivo, rispetto allo stampato, richiede un impegno esecutivo maggiore in quanto le lettere sono riprodotte seguendo una certa sequenza e sono tracciate staccando il meno possibile la penna dal foglio. Rispetto allo stampato che riproduce in forma sintetica e con un minimo dispendio di movimenti (molti dei quali sono delle linee rette e ben pochi ovali), il corsivo si basa su un’alternanza di curve e rette che rendono il suo apprendimento più complesso ma la sua esecuzione più fluida e funzionale. Ad esempio, se prendiamo la parola ZANZARA questa, nello stampato, può essere riprodotta utilizzando quasi esclusivamente linee rette (ad eccezion fatta della R che presenta una piccola coppa laterale nella zona superiore) e non richiede che le lettere siano unite le une alle altre, cosa richiesta invece dal corsivo.

Il corsivo è costituito, come ben sappiamo, da segni curvi e rette. Mentre la retta è il tracciato che il bambino è in grado di eseguire sin da giovane età, la capacità di eseguire un gesto curvilineo avviene in un momento successivo e richiede abilità maggiori. Il bambino piccolo che prende in mano per la prima volta un pennarello sarà in grado di tracciare dei punti sul foglio (a dire il vero li martella, ossia alza e abbassa ripetutamente la manina che regge il pennarello creando dei segni puntiformi). Man mano che il bambino acquisisce il controllo della spalla, della mano e del braccio arriva a tracciare delle rette e solo in una fase successiva disegnerà delle linee curve. Diventa a questo punto facile comprendere come al bambino vengano richieste abilità superiori per tracciare una linea curva, abilità che richiedono il coordinamento di più aree cerebrali di quanto non ne chieda lo stampato maiuscolo.

Tempo fa ha fatto scalpore la decisione della Finlandia di ridurre l’utilizzo della scrittura manale per dare spazio alle competenze digitali. Questa decisione ha portato molti scienziati a svolgere degli studi esperienziali per comprendere che tipo di conseguenza avrebbe potuto avere questa decisione sullo sviluppo cognitivo dei bambini. Molti studi hanno dimostrato che vi è una stretta connessione tra le abilità grafomotorie dimostrate dai bambini in età prescolare e scolare e i successivi successi accademici.

Gli studi della dottoressa Berninger e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come l’abilità di produrre una scrittura veloce e leggibile è indice di una grossa probabilità di successi scolastici e accademici. Possedere delle buone abilità grafomotorie è indice di abilità cognitive come l’elaborazione del pensiero la creatività e lo spirito analitico e critico maggiori rispetto a chi presenta la sola acquisizione del linguaggio o della lettura.

L’utilizzo della mano richiede l’attivazione e la partecipazione di grandi aree cerebrali. Per poter comprendere l’ampiezza delle aree interessate alla motricità della mano possiamo far riferimento alla rappresentazione somatotopica dello schema corporeo dell’uomo sviluppata da Wilder Penfield. Questi disegnò un uomo facendo in modo che le dimensioni delle parti del corpo fossero direttamente proporzionali alle aree cerebrali interessate alla gestione motoria e sensitiva delle diverse parti del corpo. L’homunculus, come lo definì, risultò una rappresentazione alquanto deforme di un essere umano con mani gigantesche e la bocca particolarmente ampia e grande. Il tronco e gli arti sono quelli che appaiono più piccoli in quanto le aree interessate al loro controllo sono inferiori. Questa rappresentazione ci permette di comprendere come l’utilizzo delle mani implichi una co-partecipazione sinergica di diverse aree cerebrali e come il loro utilizzo permetta lo sviluppo cognitivo e psicomotorio. È facile adesso comprendere come la scrittura manuale, tra le altre cose, oltre a contribuire allo sviluppo cerebrale, permetta di imparare a leggere più velocemente, sviluppare più idee e quindi potenziare il senso critico, conservare un numero maggiore di informazioni, aumenta la comprensione dei concetti e la velocità di apprendimento.

 

 

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