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La storia è fatta di eroi, di uomini che dimostrano la loro forza lottando e distruggendo i loro nemici, ammazzando i draghi e i mostri. La letteratura è piena di eroi, e così anche i fumetti, le storie e le favole che ci raccontavano da piccoli. Pian piano siamo cresciuti convinti che i mostri vanno affrontati e distrutti e che in questa lotta dobbiamo metterci tutta la nostra forza, tutto il nostro impegno, tutta la nostra dedizione. Questo è giusto. Ma è sempre così?

Ci sono delle lotte che continuano per anni. Non parlo dei confronti guerrafondai in cui molti uomini illustri si tuffano come Paperon De Paperoni nella sua stanza dell’oro. Parlo di alcune lotte che combattiamo dentro di noi, come la lotta contro il nostro giudice interiore, quel bastardo che vive dentro di noi (in realtà è una parte di noi stessi, non siamo in preda ad un attacco schizofrenico) e che si permette di giudicarci, di ricordarci quanto siamo incapaci, quanto non siamo degni di essere amati, di riuscire nella vita, etc. E’ talmente bravo, questo giudice, che riesce a mettere sul banco degli imputati (il cui imputato puoi essere solo tu e l’avvocato è uno di quelli usciti dalla penna di Grisham, per cui non hai scampo!) delle prove inconfutabili. Tu sei proprio un inetto!

Ad un certo punto, magari, hai chiesto aiuto perché questo giudice è talmente forte e agguerrito che vuole avere sempre ragione e ci riesce egregiamente. Hai capito che era arrivato il momento di combatterlo, di metterlo a tacere ma… cavoli, come si fa ad azzittire questa voce? Come si fa a tagliare la testa a questa convinzione disabilitante che ti trasforma in un bradipo zoppo?

Anch’io ho lottato contro questo giudice un miliardo di volte. Più ci lotto e più mi rendo conto della sua forza, della sua determinazione. Se non sono schizofrenica e se questa “voce” in realtà è il mio Sé che fa di tutto per salvarmi dalle insidie della vita e mi ricorda i miei limiti affinché io non rischi inutilmente, allora mi rendo conto che in realtà sto lottando contro me stessa. Così facendo ogni volta che questa guerra inizia, io devo trovare le forze e le strategie per sconfiggerla, ma se io sono io ed io sto lottando contro me stessa, allora sto rafforzando anche il mio giudice interiore. Mi sbaglio?

Ci pensavo proprio stamattina e mi è venuta in mente una storia indiana che avevo letto tanto tempo fa e che, fortunatamente, sono riuscita a ritrovare:

I due lupi

Un anziano Apache stava insegnando la vita ai suoi nipotini. Egli disse loro:
“Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi. Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire, la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo. L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione, la generosità, la sincerità e la fiducia. La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi e anche dentro ogni altra persona.”
I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese:
“Quale dei due vincerà?”
L’anziano rispose semplicemente:
“Quello che nutri.”

Ogni volta che lottiamo contro uno dei nostri mostri, non facciamo altro che dargli forza perché lo nutriamo, lo coccoliamo e lo curiamo. Dobbiamo imparare a nutrire il lupo giusto senza combattere l’altro. Lasciarlo andare, non considerarlo, lasciarlo essere nella sua realtà perché esso rappresenta la nostra ombra e l’ombra non può essere eliminata senza eliminare anche la luce, eliminare il sole. Ma se noi spostiamo la nostra attenzione dall’ombra alla luce calda e potente del sole e accettiamo che l’ombra esista perché fa parte delle cose della vita, allora diamo maggiore potere alla luce e non al buio. E quando il buio arriva, al calar della notte, lo accogliamo come momento di riposo e non di sconfitta. La notte deve esistere se vogliamo che sorga il giorno e l’ombra ci ricorda solo la presenza del sole, della luce.

Nella meditazione si chiede alle persone di non pensare, certo. Ma finché lotterai affinché nessun pensiero sorga nella tua mente e tu possa raggiungere un livello di meditazione profonda, allora sarà una lotta impari che donerà solo sconfitte. I pensieri esistono, devono esistere e non si possono combattere. Vanno accettati e accolti. Vanno abbracciati, guardati e lasciati andare. Devono esistere perché questa è la loro natura e senza di essi noi non esisteremmo. Ma se li accogli come esseri amici, esseri che passano a trovarti e tu impari a guardarli e a lasciarli andare, senza combattere, ecco che essi perdono potere e la meditazione ha inizio.

Sta a noi decidere quale dei due lupi nutrire.

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