Aiuto disgrafia

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DISGRAFIA: un disturbo sempre più diffuso

La disgrafia è una difficoltà delle abilità motorie fini legata all’esecuzione prassico-motoria della scrittura; il disturbo interessa sia i bambini sia i ragazzi e gli adulti. Essa non è il prodotto di difficoltà cognitive o di lesioni cerebrali (in quel caso non si potrà parlare di disgrafia) e bensì il frutto di un non adeguato apprendimento del gesto motorio. Proprio per questo, con un giusto supporto professionale da parte di un educatore, è possibile sopperire a queste difficoltà.

Con il termine disgrafia si intende la difficoltà, da parte di un bambino o di un adulto, di produrre una scrittura organizzata, scorrevole e leggibile. La scrittura risulta estremamente disorganizzata e disordinata e la comprensione ne viene seriamente compromessa. Le lettere perdono la loro forma, gli spazi della lettera e fra le lettere non seguono più una sequenza armonica ma vengono riprodotti in maniera disordinata. Il tratto spesso risulta indeciso, tremolante e la scrittura si trasforma in un’esperienza difficoltosa e spesso dolorosa a causa di una cattiva prensione, di una non corretta posizione nello scrivere e da una forma di irrigidimento muscolare a cui sono spesso soggetti i ragazzi disgrafici. Generalmente i primi a lamentarsi delle difficoltà di lettura della scrittura dei bambini (o dei ragazzi) sono gli insegnanti ma molto spesso anche gli stessi bambini lamentano una difficoltà a comprendere la propria scrittura, specialmente se è passato un po’ di tempo da quando lo hanno scritto. Le difficoltà scrittorie vanno a compromettere l’apprendimento in quanto rendono difficoltoso tutto il cammino scolastico, andando ad inficiare l’autostima e l’autonomia del ragazzo.

La disgrafia è un disturbo che rientra nei disturbi dell’apprendimento (DSA) ed è una forma di disprassia, cioè di una difficoltà motoria che interessa in maniera specifica il gesto scrittorio. Questo disturbo diventa evidente intorno agli 8-9 anni quando la scrittura del bambino comincia a diventare spontanea. I primi due anni della scuola primaria è il periodo di apprendimento della scrittura e durante questa fase il bambino riproduce i segni grafici impegnando tutto se stesso per ottenere un buon risultato. Concentrato su quello che sta facendo lascia poco spazio alla spontaneità della scrittura, cosa che avverrà intorno alla fine della seconda elementare. Il bambino comincia a scrivere in maniera più sicura e spedita e pian piano si concentra sul concetto che sta scrivendo e non sulla forma delle lettere: la scrittura diventa pian piano sempre più spontanea e quindi personalizzata. Se nei primi due anni il disordine e la disorganizzazione della scrittura vengono causati dalla fatica dell’apprendimento, adesso che la scrittura è stata appresa e che è diventata spontanea la presenza delle caratteristiche sopra citate possono indicare la presenza di una difficoltà motoria.

La disgrafia è quindi un disturbo del grafismo e non riguarda le regole ortografiche e sintattiche. Nei casi di difficoltà motorie fini (come la disgrafia) ciò che viene colpita è la funzione motoria che sottostà alla scrittura ed è un problema esclusivamente motorio. Nelle scritture disgrafiche noteremo che:

  • la scrittura scorre con grande fatica sul foglio spesso provocando dolore alla mano (che stringe in maniera eccessiva la penna), al braccio e alla spalla;
  • la penna viene impugnata in maniera scorretta
  • le lettere spesso perdono la loro forma e sono difficili da riconoscere
  • il tratto non risulta fluido ma procede a scatti, con una pressione che può essere eccessivamente pesante o troppo leggera
  • le lettere perdono la loro forma curvilinea
  • la velocità viene alterata per cui la scrittura può risultare estremamente lenta o troppo veloce (sintomo di una sovraeccitazione nervosa)
  • la posizione del corpo è inadeguata all’atto scrittorio e le due mani non sono coordinate durante il movimento scrittorio
  • le lettere e le parole prodotte dal bambino sembrano perdersi sotto gli effetti di una tempesta: ha difficoltà a mantenere il rigo per cui ascende o discende in maniera eccessiva, le forme sono irregolari, le lettere saltellano una dietro l’altra senza una linea precisa, i margini del foglio non vengono rispettati
  • le lettere vengono tracciate senza seguire la direzione adeguata creando sincopi nel flusso del gesto e movimenti non ergonomici alla produzione scrittoria
  • spesso il bambino presenta difficoltà nella riproduzione di figure geometriche, dovuto ad una scarsa coordinazione oculo-manuale;
  • le dimensioni delle lettere spesso non è coerente con l’età e risultano troppo grandi o troppo piccole
  • i movimenti a scatti rompono il flusso del gesto scrittorio e le lettere non sono collegate le une alle altre o, se lo sono, presentano delle interruzioni del gesto (chiamate saldature o collage)

COSA FARE

Molti casi di disgrafie non sono diagnosticati: il bambino risulta avere semplicemente una “brutta scrittura”. Essa appare disordinata, con un tracciato “stridente” ma, sebbene con qualche difficoltà, la scrittura risulta abbastanza leggibile. In altri casi la disgrafia viene diagnosticata, da parte delle strutture sanitarie dedicate, da sola oppure assieme ad altri disturbi dell’apprendimento. Generalmente la commissione sanitaria chiede alla scuola di fornire tutte quelle forme dispensative e compensative (come l’utilizzo di un computer per la produzione scritta esonerandolo dalla compilazione a mano di test, verifiche o nello svolgimento dei compiti a casa) non aiutando, così, il bambino a risolvere il suo problema.

Oggi, grazie alla presenza degli Educatori del gesto grafico, è possibile aiutare il bambino a ridurre in maniera significativa (generalmente del tutto) le sue difficoltà motorie e a ritrovare il piacere di scrivere e di studiare. Può sembrare un’osservazione banale, ma un ragazzo che ha difficoltà di scrittura è un ragazzo con l’autostima lesa, che trova difficoltà nello studio e nella comunicazione scritta.

L’Educatore lavorerà prevalentemente su due piani:

  1. lo sviluppo delle abilità di base
  2. l’educazione del gesto grafico.

Attraverso una serie di esercizi-gioco specificatamente concepiti, il bambino svilupperà le abilità di base necessarie per la produzione del gesto scrittorio e ridurrà le difficoltà  grafomotorie cause della disgrafia. In un clima sereno e ludico, attraverso un percorso specifico e mirato, il bambino può arrivare ad acquisirà il piacere della scrittura e produrre una scrittura finalmente funzionale. L’educatore lavorerà quindi sulle competenze di base come:

  • ritmo
  • organizzazione spazio-temporale
  • conoscenza e rappresentazione dello schema motorio
  • coordinazione oculo-manuale
  • coordinazione motoria
  • equilibrio
  • coordinazione visuo-motoria
  • rilassamento
  • percezione
  • lateralità.

Prima di approcciare alla scrittura l’educatore svolgerà una serie di esercizi finalizzati allo sviluppo dell’agilità e delle abilità motorie manuali che permetteranno al bambino di gestire lo strumento scrittorio e il suo movimento sul foglio in maniera corretta, coordinata e consapevole. L’approccio alla scrittura sarà quindi graduale passando da esercizi di pregrafismo, realizzazione di coppe, archi, aste e occhielli che rappresentano il percorso preparatorio alla produzione della scrittura vera e propria. Durante gli incontri il ragazzo:

  • svolgerà esercizi per il respiro, per il rilassamento muscolare e per la motricità fine
  • svolgerà esercizi sul ritmo, organizzazione e orientamento spaziale
  • utilizzerà tecniche pittografiche e scrittografiche che lo aiuteranno nello sviluppo di un adeguato e corretto gesto grafomotorio
  • acquisirà la giusta prensione e una postura corretta.

Durante i primi incontri  l’educatore osserverà il lavoro che il bambino ha svolto a casa o a scuola, studierà i suoi quaderni e i disegni, svolgerà un’anamnesi completa del ragazzo disgrafico e, dopo aver individuato il tipo di difficoltà grafomotorie,  progetterà per lui un intervento personalizzato. L’approccio alla scrittura non sarà immediato sebbene ogni esercizio o richiesta è finalizzata allo sviluppo di un gesto grafico corretto e funzionale. Questo tipo di approccio è di solito ben accolto dal bambino che arriva in studio contento di poter disegnare, dipingere e svolgere esercizi ludici.

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