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Mi sono diplomata al Liceo Scientifico De Giorgi a Lecce nel lontano 1985. Mi diplomo con grande fatica e tanto impegno. Alcune discipline le amo, altre un po’ meno, ma cerco di rimanere al pari della classe anche se non sempre con risultati soddisfacenti. Ero la classica studentessa del “È intelligente ma non si applica” e se adesso questa espressione è diventata la classica frase simpatica da T-shirt, al tempo mi feriva molto perché, al contrario di quello che pensavano molti dei miei docenti, io mi applicavo e anche tanto! Erano i risultati che a volte scarseggiavano. Purtroppo ricordare nomi e dati, per me, è sempre stata un’impresa titanica ed ebbi il coraggio (come simpaticamente diceva la mia prof. di Italiano del biennio) di riscrivere l’Eneide! Sebbene ricordavo i fatti non riuscivo a focalizzare i nomi e di questa sacra opera ne feci un vero e proprio pasticcio facendo sposare Eleno con Elena e donando nuovi enigmi e svolte strabilianti ad un classico che, fra le mie mani, si era trasformato in una soap opera dai gusti alquanto improbabili.

Quest’evento alquanto imbarazzante al secondo anno di liceo si era trasformato nell’aneddoto curioso da ricordare, di quando in quando, per avvertire i malcapitati studenti pigroni dei rischi che correvano se non studiavano meglio e di più. Se a qualcuno poteva sembrare una cosa buffa, per me si trasformò in un’esperienza che al tempo io consideravo devastante. Temendo che, dopo le mie doti artistiche di riscrittura creativa dei grandi classici che avevano infuocato il mio animo durante il primo anno del liceo, potessi dedicarmi a una revisione personale anche dei Promessi Sposi, la mia piccola prof. decise di tenermi d’occhio durante tutto l’anno dedicandomi interrogazioni continue e dedicate per testare le mie doti innate di alterazione delle storie classiche. A seguito delle attenzioni amorevoli della mia docente di Italiano, Manzoni fu più fortunato di Virgilio e gli fu evitato un attacco di cuore post-mortem: le sue interrogazioni praticamente quotidiane, il suo accanimento nei miei confronti (almeno così è come lo interpretavo) lo resero un anno faticoso e pieno di rabbia per questa donna che mi obbligava a studiare costantemente, che mi insegnava la punteggiatura, come affrontare un tema scritto e non mollava neppure un giorno. Ma il tempo non mi bastava per riuscire a soddisfare le sue richieste e questo mi portò ad accumulare debiti in altre materie. Il tempo non era mai abbastanza per fare tutto. Ci sono stati momenti in cui ho fallito ma non li ricordo perché fallivo frequentemente e oramai mi ero abituata.

Con il passare degli anni molte cose sono scomparse dalla mia memoria ma alcuni momenti si rimasti scolpiti nella mia mente; come il giorno in cui la prof. mi consegnò l’ultimo tema in classe di italiano e sul dorso del foglio protocollo a righe troneggiava, in rosso, un bel 7 ½. Oggi sembra un voto come tanti, carino ma non fantastico, ma in un’epoca in cui i 9 e i 10 erano banditi e il massimo a cui potevamo aspirare era un 8, be, quel 7 ½ fu un vero e proprio trionfo personale non solo perché avevo preso quasi il massimo ad una prova di italiano (quando di solito raccoglievo insufficienze) ma perché avevo dimostrato a me stessa che potevo, che valevo. Nonostante tutto.

Purtroppo quell’anno non fu tutto rosa e fiori perché, per stare dietro alla mia prof. di Italiano e alle sue infinite interrogazioni, non ero riuscita a trovare il tempo per le altre discipline e finì l’anno con due debiti (uno, tra l’altro, nella mia disciplina preferita). Ma quel piccolo successo mi aveva aperto una porta interiore importante: avevo scoperto il piacere di scrivere. E mi divertivo un mucchio a scrivere storie divertenti e strampalate i cui protagonisti erano i miei amici di scuola che, dalla mia vecchia Olivetti 64, si trasformavano in maghi, streghe, draghi e vassalli solo – e unicamente – per il mio personale divertimento.

Questo piccolo successo scolastico mi aveva fatto comprendere una cosa molto importante: avevo bisogno di trovare un metodo di studio. Il metodo di studio è quella cosa di cui a scuola si parla sempre ma nessuno ti sa spiegare davvero cos’è. I docenti spesso si lamento che i ragazzi non hanno un metodo di studio ma nessuna scuola istituisce dei corsi di metodo di studio lasciando i ragazzi alla loro libera iniziativa. Così, come si fa ad impararlo?

Durante il liceo ero riuscita a procurarmi un libro con le prime indicazioni su come studiare bene e vivere contenti. A quel tempo non esisteva internet e, vivendo in una piccola città, compravo solo i libri che trovavo casualmente in libreria ignorando che potessero esistere altri libri. Piccola cosa ma quel libro fu un grande passo perché mi permise di entrare in un’ottica di studio diversa.

Il diploma al Liceo Scientifico fu il primo traguardo. Durante l’esame di maturità scoprì che la mia risorsa non era la memoria (che – purtroppo – era fortemente deficitaria) bensì la capacità di ragionare sulle cose e di basarmi su questa per memorizzare le informazioni. Queste non volavano più nell’aree quieto bensì venivano incasellate in appositi spazi logici e recuperate all’occasione.

Dopo il liceo avrei voluto tanto studiare Psicologia ma sarei dovuta andare a studiare ad Urbino, Roma, Padova o Milano e i miei non avevano le possibilità per mandarmi a studiare fuori. Pensavo di ripiegare su Pedagogia ad indirizzo Psicologico ma per due esami di Psicologia mi sarei dovuta sorbire esami che proprio non mi interessavano; così decisi per Biologia.

Nella facoltà di Biologia ho trascorso ben 3 anni e sono stati anni fantastici. Ho incontrato persone simpaticissime e mi sono divertita come non mai. Nessuno sapeva che non ero una cima a scuola per cui vivevo bene, stimata dagli altri, e sono riuscita ad accumulare i miei successi – ai miei occhi e agli occhi di chi mi conosceva – imprevedibili. Il trucco di tale successo (per una ragazzina dal percorso scolastico triste e vacillante) erano prevalentemente due: il tempo a mia disposizione che potevo gestire come meglio mi serviva e la posizione mentale differente su quelle che erano le mie capacità. Nel frattempo continuavo a raccogliere e a cercare libri su come studiare con meno fatica e a raccattare tante tecniche di memoria dai telefilm che seguivo da ragazza (non avete idea di quello che si può imparare da un telefilm!)

Nulla succede per caso e durante gli anni trascorsi a Biologia ho avuto modo di incontrare una donna fantastica e molto singolare, tale Mrs James, nominata per tenere un corso di inglese per noi studenti di biologia. Alle sue lezioni eravamo pochissimi (a quel tempo gli studenti non avevano ancora capito l’importanza della lingua inglese per chi studia materie scientifiche) e questo fu una fortuna perché avevo una docente madrelingua tutta per me da dividere solo con un paio di compagne di corso. Ero uscita dal liceo che a stento sapevo dire il mio nome e mi sono ritrovata a fare i miracoli acquisendo una lingua – a mio avviso – complessa e difficile con grande successo. L’aspetto motivazionale fu sicuramente il più importante: il mio amore per un cantante americano come Michael Jackson mi permise di acquisirla con maggiore gioia: avrei fatto di tutto pur di comprendere quello che diceva nelle sue canzoni e nelle interviste.

Arrivata al terzo anno di Biologia avviene il colpo di scena: abbandono Biologia per iscrivermi a Lingue e Letterature Straniere per studiare Inglese. Non fu un colpo di testa bensì una decisione lunga e motivata. Qualcosa stava cambiando in me o finalmente mi scoprivo per la prima volta ma mi resi conto, per ragioni che non sto qui ad elencare – che non mi ci vedevo chiusa in un laboratorio di chimica a fare strani esperimenti. Per me volevo qualcosa di più.

Ci volle molto coraggio per cambiare corso di studi dopo ben tre anni di frequenza attiva e motivata. Ogni cambiamento chiede tanta audacia ma se è sentito dentro allora vuol dire che è necessario. Mi iscrissi a Lingue timidamente, convinta di dover affrontare tantissime difficoltà ed invece, appena entrata, ottenni i miei primi e fieri riconoscimenti: a scuola avevo sempre preso voti bassissimi ad inglese, quello che sapevo lo avevo imparato da sola, grazie alla mia determinazione e alle canzoni che adoravo e mi ritrovai a ricevere considerazioni da parte dei miei docenti madrelingua. Con gli occhi di oggi quello fu un segnale di vita: avrei affrontato tante altre prove che avrei superato grazie alla mia tenacia e alla mia motivazione personale.

Anche se per qualche esame mi ci è voluto un po’ più di tempo per prepararlo (il mio scoglio erano gli esami mnemonici) mi laureo in Lingue e Letterature Straniere nel 1998 con un orgogliosissimo 108/110. Nessuno dei miei compagni di scuola o dei miei professori avrebbero mai immaginato che una cosa del genere potesse essere mai possibile. Eppure grazie alle piccole tecniche che avevo acquistato e ai consigli di alcuni compagni di percorso, ho imparato a realizzare schemi sintetici, mappe di Buzan, utilizzare tecniche di memoria per me funzionali riuscendo, così, a raggiungere il mio obiettivo.

Una volta laureata decido di venire in Umbria per seguire un corso di Scrittura creativa con Stefano Benni e Jacopo Fo in quel di Alcatraz. Qui incontro persone fantastiche e inizia un percorso di amore per la scrittura che prima era solo un desiderio ma che ora cominciava a concretizzarsi. Rimango a lavorare in Umbria e l’anno successivo entro nella casa editrice Nuovi Mondi vivendo così un’esperienza meravigliosa: seguire la nascita di un libro dall’idea, alla prima stesura, al menabò fino alla stampa. Incomincio ad entrare nel mondo dell’impaginazione, della stampa, della realizzazione di siti internet (eravamo a cavallo del nuovo millennio) costruendomi così una conoscenza pratica e concreta che i libri non mi avrebbero potuto donare.

In quegli anni, visto la mia vicinanza con Urbino, decido di seguire un vecchio sogno: studiare Grafologia. Sempre curiosa di scoprire l’animo umano, dopo aver letto alcuni libri di grafologia ed essere stata profondamente affascinata da questo strumento che è in grado di delineare il profilo psicologico di una persona osservandone la scrittura, mi iscrivo alla selezione per l’ammissione e, miracolosamente, mi ritrovo nella rosa dei cinquanta che possono accedere al corso per il diploma universitario.

Studiare la scrittura da un altro punto di vista ha permesso l’inizio di un processo di completamento sia della mia preparazione personale sia dei miei interessi. In questi tre anni avrò visto, analizzato e studiato centinaia di scritture e ogni volta rimanevo sempre più affascinata dalle sue potenzialità, da ciò che un piccolo segno sulla carta è in grado di rivelare su una persona.

Mi diplomo in Consulenza Grafologica nel 2003 con il massimo dei voti discutendo una tesi dal titolo: “Donne e autostima: un contributo grafologico”. Nel frattempo, oltre a lavorare come tutor e docente per la scuola statale tengo corsi di Tecniche di Studio con la speranza di riuscire ad aiutare altri studenti, come me, che vorrebbero studiare in maniera più efficace e meno faticosa ma non hanno ancora trovato gli strumenti. Questi corsi racchiudono tutte le tecniche, gli strumenti e le strategie che ho imparato ad applicare nei miei anni di studio e che mi hanno permesso di affrontare anche gli esami più difficili e impegnativi ottenendo ottimi risultati.

Non contenta di quello che avevo raggiunto ecco che decido di arricchire il mio percorso formativo coronando il mio sogno di studiare psicologia e mi iscrivo al corso triennale di Scienze Psicologiche del Lavoro in cui mi laureerò nel 2015. Nel frattempo, fra lavoro, una lezione universitaria ed un esame, decido di iscrivermi a una Scuola di Counseling e divento finalmente Counselor nel 2012. Le tecniche di studio, che insegno anche privatamente, si arricchiscono di una parte importante: il supporto motivazionale e strategico per il raggiungimento degli obiettivi di studio. Senza il giusto supporto emotivo, motivazione, senza una equilibrata pianificazione del percorso da compiere e degli obiettivi da raggiungere, le tecniche, da sole, non facevano miracoli. Ecco che gli strumenti di Coaching cominciarono a diventare fondamentali nel processo di apprendimento e nella definizione degli obiettivi da raggiungere.

E’ sempre in questi anni che metto a punto una tecnica di scrittura autoesplorativa che deve molto alla filosofia legata alla fisica quantistica e al concetto di sincronicità di Jung. Nasce così la Quantum Writing, la scrittura quantistica che permette non solo l’autoesplorazione di aree sconosciute di noi stessi ma anche di acquisire quella consapevolezza e quella comprensione di sé che permette l’evoluzione umana e spirituale. Tengo incontri di Quantum Writing presso l’Accademia nazionale della civetta a Perugia per un intero anno.